SAHELITE
La sahelite, è un'indisposizione tipicamente sahariana
Così si definisce la tendenza a litigare con il prossimo che dopo qualche giorno colpisce chi viaggia nel deserto durante la stagione calda. Il clima duro, il calore spesso opprimente e inadatto per gli organismi europei, la fatica snervante, l'abbrutimento a cui portano certe giornate di gran vento, la tensione nervosa conseguenza di troppe tappe in condizioni difficili, la mancanza di alcune comodità, un guasto meccanico o un banale errore di navigazione provocano scontri o scatti d'ira o, peggio, interminabili discussioni che hanno come risultato: … NIENTE . Il fenomeno si traduce in una grande irritabilità: la minima contrarietà provoca parolacce o affermazioni inconsuete, le suscettibilità si impennano e portano a volte a risposte violente o persino a decisioni reversibili. A quanto pare, vi è anche una spiegazione di ordine fisico: ne sarebbe responsabile l'aria particolarmente satura di elettricità. La “sahelite”, come i temporali del Sahara, è caratterizzata da violente e improvvise crisi per niente preannunciate, ma che la maggior parte delle volte scompaiono senza lasciare traccia. Ci sono probabilmente pochi luoghi accessibili sulla faccia della terra dove i soldi contino meno che nel Sahara per procurare agi. E' sempre possibile trovare qualcosa di piatto su cui distendersi, qualche cima di rapa alla sabbia, pasta marmellata, e un po' di tendini di qualcosa che chiamano eufemisticamente pollo da mangiare e un mozzicone di candela per svestirsi la sera. Dal momento che e' necessario portarsi dietro cibo e fornello, talvolta sembra che non valga neppure la pena di prendere in considerazione i “pasti” offerti dagli alberghi. Ma, d'altra parte, i prodotti in scatola finiscono sempre troppo in fretta. Prima o poi sparisce tutto - caffè tè zucchero e il viaggiatore si adatta a una vita priva di questi piaceri superflui, usando di notte un mucchio di vestiti sporchi per cuscino e un burnus per coperta. Forse a questo punto la domanda logica da fare è: perché andarci? La risposta è che una volta che un uomo è stato là e ha vissuto il battesimo della solitudine, non può farne a meno. Una volta preda dell'incantesimo dello sconfinato, luminoso, muto paese, nessun luogo è per lui abbastanza intenso, nessun altro paesaggio può fornirgli la sensazione estremamente appagante di esistere nel mezzo di qualcosa di assoluto. Ci tornerà, a costo di qualunque spesa e di qualunque disagio, poiché l'assoluto non ha prezzo.